Se un uccello agita forte le ali
da qualche parte può scoppiare una guerra
o un uragano spezza la siccità
Una scopa o uno spaventapasseri
tengono bene a distanza lo stormo
allineato su un filo del telefono:
tutti uguali come soldati in trincea
si artigliano e si beccano per ore
ma le ferite non sono mai le stesse
Chiudersi porte e finestre alle spalle
perché in caso di incidenti stradali
si scatenano autentici pestaggi
Chiudere porte e finestre tutto intorno
per ritrovarsi in aperta campagna
o se si preferisce in mare aperto
là dove quei volatili famelici
arrivano di rado o troppo stanchi
per riuscire a trasportare un’arma
Osservarsi poi il becco allo specchio
e posarlo con noncuranza sul comò:
solo se certi di essere da soli
Staccare la testa con un colpo netto
senza provare neanche il minimo orrore
Unico è il gesto: il desiderio invece
rappresenta una questione collettiva
L’indifferenza può essere un rimedio
ma l’attenzione è una vera malattia

Entrò come tingendo
d’acqua corrente
un angolo di pietra
arrugginita
Parlò tanto finché
disegnò un silenzio
sulle spesse labbra
di un fiore rosso
Imparò a conoscere
la paura di mostrarsi
tendendo le membra
a uno sciame di nuvole
Superò senza danni
la colata di lava
di una mano posata

E percorrerai pericolosamente
il sottile crinale
che separa una valle
sprofondata nel vento
da un picco brulicante
che ricorda nella forma

La luce si riversa
di sbieco dal cielo
proiettata da un neon
La mano esperta
che l’ha dipinta
non immaginava
un vero amore
Le sagome dei corpi
sono avvolte

La gloria di colui
che tutto move,
un nome senza corpo
o un volto senza nome,
misericordia soave
di proclamata passione,
una perenne pistola
puntata alla tempia,
per l’universo penetra
fra seduzioni e stupri,
abbracci e invasioni,
su intrighi di civiltà
luce d’amor risplende
in una parte più
e meno altrove
Fertilità restituendo
ai deserti dell’anima
e prosciugando oceani
di missionaria pietà,
l’amor che tutto move,
piccolo all’infinito,
all’infinito grande,
l’atomo, l’elettrone,
il sangue con la mente,
il sole e l’altre stelle,
all’universo dona
un paesaggio incompleto
nell’universo dove
un vuoto segue un pieno:

Passata è la tempesta
la donzelletta viene
su un’incisione di nuvole
dall’ultima intensa pioggia
appena prima che il sole
metta a cuocere l’asfalto
Più tardi luna del ciel
su di una torre antica
cinta come un’aureola
di vaghe stelle dell’orsa
su file disordinate
con gli abbaglianti accesi
Quando beltà splendea
negli occhi luccicanti
il buio segna la strada
contando sull’istinto
del tempo che si arrotola
su un nastro senza limiti

Rilassati dopo
un amore indecente
le squame
le antenne
le rughe d’età
le multiple zanne
si sfiorano

Non ti ho sollecitato parole
ma torsioni umide delle braccia
con il fiato sospeso sui tuoi
oleandri bianchi e rossi
così hai potuto inondare
più volte
le mie spalle nude
E se ti chiedessi paradisi

Sublime assenza
d’amore puro
lavando le stoviglie
della colazione
la voce che rimbalza
provoca sevizie
sulle membra
solo dita impietose
sanno sgusciare

Una rupe di tufo ci si sgretola
inopinatamente fra le gambe
sotto pioggia che investe malevola
i resti delle nostre antichità.
E succhia goccia a goccia la passione
che s’era rifugiata in fondo al cuore:
la fede nel viavai delle stagioni
scossa da una violenta tromba d’aria
che si abbatte da tropici lontani
sul nostro mitico passato
A volte si scontrano le macchine
che portiamo piantate nei pensieri:
pompano lenti rivoli di sangue
concimando i vigorosi muscoli
dei nostri tecnologici soldati.
Nel buio della noia antropomorfa
allora maneggiamo malinconici
stinchi, glutei, stracchi quarti di petto
o nuovissimi tagli di moneta
del nostro mitico futuro
Così la discendenza è assicurata
anche se arriva il vento del deserto
o la neve ci copre fino al collo
lasciandoci scoperto solo il muschio
innaffiato con sudore d’ascelle
appena sotto la linda superficie.
E partoriamo come modellini
progetti resi belli dal ricordo
dei tanti semi sparsi sui giardini
del nostro mitico presente
Ma poi girando a piedi per le strade
attenti a conciliare le correnti
d’idrocarburi spessi come dita
smarriamo quel potere degli acquisti
che è presupposto della nostra vita.
Non vediamo la sfida all’arma bianca
che ridisegna i contorni degli affetti
dentro i miei e i tuoi giorni protetti
in tv da parole intelligenti
sul nostro mitico tempo
